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Wednesday, April 11th 2012

1:31 AM

Misure Preservativi

Un rapporto sessuale protetto prevede l’utilizzo di un metodo di contraccezione. Il preservativo in particolare evita di contrarre infezioni e di rischiare di provocare una gravidanza indesiderata. Il preservativo serve infatti a isolare gli organi sessuali e contenere lo sperma. Per poter effettuare queste due operazioni essenziali è necessario che il pene indossi il preservativo delle dimensioni perfette. Perché le dimensioni del preservativo sono importanti Per scegliere il preservativo adatto al proprio organo, non bisogna lasciarsi trasportare dalle mode e dagli spot pubblicitari. Prima di indirizzare l’acquisto su un determinato modello o marca di preservativo, bisogna avere coscienza delle esatte dimensioni del pene in termini di larghezza e lunghezza. Dopodiché si potrà effettuare una selezione del preservativo ideale. Pur essendo il preservativo fatto di un materiale elastico, il lattice, è importante acquistare un preservativo che non risulti né stretto né largo, altrimenti non potrà essere utilizzato ottimamente, provocherà fastidi e pericolo di malfunzionamento. Le dimensioni perfette dei preservativi Prima di scegliere un preservativo bisogna misurare il pene in erezione, posto in posizione perpendicolare partendo dall’osso pubico. Le dimensioni medie del pene sono di circa 15 cm di lunghezza per 12 cm di circonferenza. Le misure preservativi vanno dalla XL alla S: • I preservativi XL sono larghi 120-130 mm, ma sulla confezione corrisponde alla taglia 60-65 (ossia la metà). Il preservativo XL supera i 20 mm di lunghezza. • I preservativi M sono larghi 104 mm (taglia 52) e sono lunghi circa 175 mm. • I preservativi S hanno una circonferenza di 98 mm (taglia 49) e sono lunghi tra i 152 mm e i 175 mm. Bisogna saper far corrispondere la misura reale alla taglia indicata sulla confezione del preservativo (che può cambiare da marca a marca). Quando acquisti un preservativo leggi attentamente i dati relativi a lunghezza, spessore e larghezza. Ogni casa produttrice dovrà attenersi alla normativa europea EN600. Se vi servono altre informazioni cercate in rete, le notizie avranno un ottimo posizionamento sui motori di ricerca.
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Friday, March 2nd 2012

3:50 AM

Riso alla cantonese

Il riso alla cantonese di origine cinese, viene preparato con riso a grana lunga ( tipo basmati), prosciutto, uova, piselli, cipolla e un filo di salsa di soia. Il riso alla cantonese sostituisce il pane ed è indicato per accompagnare ogni tipo di carne e pesce.

Difficoltà: **

Dosi: per 4 persone

Tempo: 35 minuti

Ingredienti: 400 gr di riso a chicco lungo

                      150 gr di prosciutto cotto

                      150 gr di piselli

                      2 cucchiai di olio extravergine di oliva

                      2 spicchi d’aglio tritati finemente

                      1 nuovo leggermente sbattuto

                      1 cucchiaio di salsa di soia

                      Sale q.b.

PREPARAZIONE

Lessate il riso al dente in 2 litri di acqua bollente salata per 13-15 minuti. Scolate e mettete da parte. Scaldate 1 cucchiaio di olio nella casseruola e fate soffriggere l’aglio finchè sarà leggermente dorato. Unite i piselli e successivamente il prosciutto e saltatelo per 1 minuto. Unite il riso e mescolate bene tutti gli ingredienti. Salate e pepate. Trasferite su un piatto caldo. Scaldate nella casseruola il rimanente dell’olio. Unite l’uovo e strapazzatelo con una forchetta. Quando l’uovo è cotto, rimettete il riso nella casseruola. Condite con la salsa di soia e mescolate bene. Servite caldo.

ACCORGIMENTI

Se volete i piselli posso essere cotti al vapore oppure stufati con un goccio di olio in una pentola, aggiungendo poca acqua calda salata alla volta, fino a cottura avvenuta.

IDEE E VARIANTI

Il riso alla cantonese può essere preparato anche con i gamberetti lessati, riducendo la quantità di prosciutto cotto. I gamberetti verranno fatti saltare insieme ai piselli e al prosciutto.
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Friday, March 2nd 2012

3:43 AM

Ricette per celiaci

Queste ricette sono dedicate a chi soffre di celiachia. La celiachia è una malattia autoimmunitaria e se non viene diagnosticata per tempo, può provocare anche danni in maniera permanente. La celiachia può essere causata da diversi fattori e può svilupparsi in fasi diverse della vita. La celiachia è una reazione allergica al glutine. Quando il glutine viene ingerito, l’organismo reagisce producendo anticorpi, danneggiando i tessuti dell’intestino tenue.

Seguire una dieta priva di glutine comporta un grande sforzo, poiché si tratta di educare l’organismo ad una serie di comportamenti alimentari non sempre piacevoli.

Il glutine è presente in diversi cereali, farine e derivati come: grano, orzo, segale, avena, farro, kamut, spelta, amidi, gnocchi di patate, pane, focacce, pizza, grissini, cracker, salatini, germe di grano, carne e pesce impanati,latticini e derivati come lo yogurt al malto, ai cereali e ai biscotti.

Tutte queste ristrettezze, però, non tolgono gusto e prelibatezza ai piatti che vi proponiamo. Chi soffre di celiachia può gustarsi tante ricette per celiaci e mangiare senza problemi l’amaranto, il grano saraceno, il mais, il miglio, il riso, i legumi (fagioli, lenticchie, piselli), le castagne, patate, sesamo, soia e tapioca, carne, pesce e uova.

Le ricette che vi proponiamo sono prive di glutine: come il riso alla cantonese, involtini di rombo e la torta alle mele.

Per quanto riguarda il riso alla cantonese useremo il riso a chicco lungo, le carote, i piselli, le uova, zucchine e la cipolla. Per il secondo, prepariamo gli involtini di rombo con le melanzane, le zucchine e il peperone arrotolati al rombo e riposti in forno con un rametto di rosmarino e un goccio di olio. Come conclusione la torta di mele preparata con gli ingredienti che la tradizione vuole con la farina senza glutine.
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Friday, February 24th 2012

8:22 AM

Trombosi

La trombosi è una condizione in cui si forma un coagulo di sangue (trombo) in una vena del corpo o in un arteria. Il coagulo solitamente avviene nelle gambe, anche se può viaggiare fino ad altre parti del corpo. Qualora il trombo arrivi fino ai polmoni, può mettere a rischio la vita. Quando un trombo si stacca e migra in altre regioni del corpo si parla di embolia. Le embolie venose più frequenti sono le embolie polmonari, quelle arteriose più frequenti sono quelle dell'ictus cerebrale. Il coagulo può bloccare parzialmente o totalmente il flusso nella vena.

I fattori di rischio che possono causare più facilmente una trombosi possono essere: arteriosclerosi, alterazioni nei vasi sanguigni, immobilità (lunghi soggiorni in ospedale o lunghi viaggi), avere subito una recente operazione chirurgica, infarto, incidenti, gravidanza, uso di contraccettivi ormonali (terapia ormonale sostitutiva o di controllo delle nascite), problemi di coagulazione del sangue, cancro, età superiore ai 60 anni, storia familiare di embolia venosa profonda o embolia polmonare, obesità, insufficienza cardiaca, diminuzione delle proteine C ed S, anomalie vascolari o nelle piastrine, assunzione di arsenico.

I sintomi di una trombosi dipendono dalle dimensioni e dalla posizione del coagulo, a volte la trombosi può anche non occasionare alcun sintomo. Più generalmente i sintomi possono includere: disagio delle gambe o delle braccia, improvviso gonfiore delle gambe o delle braccia, cambiamenti nel colore della pelle (colore rosso o blu), dilatazione della vene superficiali.

Il trattamento della trombosi include l’assunzione di farmaci anticoagulanti noti anche come "fluidificanti del sangue". Questi vengono prescritti per impedire che si verifichi la crescita del coagulo già esistente o la formazione di un coagulo nuovo. Gli anticoagulanti sono attualmente il farmaco di prima scelta per la prevenzione e il trattamento delle trombosi. Anche l’uso di farmaci antiaggreganti piastrinici svolge un ruolo prezioso nel trattamento delle malattie coronariche, aiutando a evitare emorragie e sanguinamento. Il trattamento della trombosi può anche includere un’operazione chirurgica detta embolectomia.

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Friday, February 24th 2012

8:21 AM

Separazione

Fino al 1970, la legge italiana non conosceva il divorzio e il matrimonio era perciò indissolubile. Si poteva ottenere soltanto la separazione legale, cioè un’attenuazione del rapporto tra i coniugi. Si trattava di un sistema fondato sull’idea che la solidità della famiglia come istituzione, fosse un’esigenza primaria, un valore che il diritto dello Stato doveva salvaguardare anche a costo di sacrificare gli interessi dei singoli. Ci sono diversi tipi di separazione: la separazione personale, separazione consensuale, separazione giudiziale, la separazione addebitata e la separazione di fatto.

La separazione personale è un istituto per il quale, fermo restando il vincolo matrimoniale, si pone termine alla comunione materiale e spirituale di vita tra i coniugi. Il rapporto tra i coniugi viene modificato e ridotto ad un contenuto minimo: cessano anzitutto l’obbligo di convivenza e il dovere di assistenza morale e materiale; si attenua il dovere di fedeltà, che viene limitato all’obbligo di evitare un comportamento di grave offesa all’altra parte. La separazione personale è quindi la fonte di un vero e proprio nuovo status dei coniugi, che investe sia i rapporti personali sia quelli patrimoniali. Questo risultato si può ottenere, solo attraverso un provvedimento del giudice, che pronuncia la separazione. Alla pronuncia di separazione si può arrivare per due strade diverse: la separazione consensuale e la separazione giudiziale. La separazione consensuale richiede anzitutto un accordo tra i coniugi, che non soltanto manifesti il reciproco consenso alla separazione, ma che regoli anche i loro rapporti patrimoniali e il problema dell’affidamento dei figli per il tempo successivo alla separazione. Se sussiste consenso su tutti questi aspetti. Sempre di comune accordo, si ricorre al giudice chiedendo la separazione. Il giudice ha il dovere di tentare la conciliazione, se i coniugi rimangono decisi a separarsi, spetta al giudice il potere di controllare che i contenuti dell’accordo non siano contrati all’interesse dei figli e del coniuge più debole. E’ questo il senso di omologazione che rende efficace l’accordo di separazione. Se le parti non riescono ad accordarsi, ciascuna di esse può richiedere al giudice la separazione giudiziale. Essa di può richiedere anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi.

Quanto ai rapporti personali, la separazione così pronunciata lascia sopravvivere tra i coniugi un dovere di reciproco rispetto, al quale si deve ricondurre anche un residuo contenuto della fedeltà, limitato all’obbligo di non offendere la dignità dell’altro coniuge. La moglie separata conserva il cognome del marito. Ma il giudice può anche vietarlo su richiesta del marito.

La separazione addebitata è caratterizzata dal comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio da parte di uno dei coniugi ( come la fedeltà, assistenza, collaborazione da parte dell’altro).Per quanto riguarda l’affidamento dei figli esso può essere esclusivo oppure condiviso. Entrambi i genitori esercitano la potestà genitoriale. Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Lo stato di vita separata, benché costituito con una sentenza, può cessare per volontà dei coniugi con la riconciliazione.
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Friday, February 24th 2012

8:20 AM

Scoliosi

La scoliosi è una condizione medica in cui la colonna vertebrale di un individuo subisce una curvatura anomala da un lato all'altro. In una radiografia vista da dietro, la colonna vertebrale di una persona con scoliosi può apparire come una "S" o una "C", invece che come una linea retta. La scoliosi è generalmente classificata come congenita quando è causata da anomalie vertebrali presenti alla nascita, idiopatica quando la causa è sconosciuta (sub-classificata come infantile, giovanile, adolescenziale o adulta a seconda di quando si è verificata l’insorgenza), o neuromuscolare (quando si sviluppa come un sintomo secondario di un’altra condizione come spina bifida, paralisi cerebrale, atrofia muscolare spinale o traumi fisici).

Oltre alla curvatura della spina dorsale, i sintomi della scoliosi possono includere: muscolatura irregolare su un lato della colonna vertebrale, sporgenza significativa di una costola o di una scapola dovuta alla rotazione della gabbia toracica, lunghezza di una gamba differente dall’altra, dimensione o posizione asimmetrica di un seno rispetto all’altro nelle donne.

Nel caso della forma più comune di scoliosi, la scoliosi idiopatica, non è chiaro quale sia la causa scatenante della patologia. Normalmente si accetta la teoria del ruolo che giocano i fattori genetici nello sviluppo della scoliosi. La scoliosi è più spesso diagnosticata nelle donne. In alcuni casi la scoliosi è presente già della nascita a causa di un'anomalia congenita vertebrale. A volte lo sviluppo della scoliosi durante l'adolescenza non è dovuta ad un’anomalia di fondo, ma il difetto già presente alla nascita viene aggravato a causa spesso di una scorretta postura. Solitamente la scoliosi peggiora durante il picco di crescita adolescenziale.

Il trattamento medico della scoliosi è complesso e viene scelto a seconda dalla gravità della curvatura e della maturità scheletrica del soggetto, fattori che aiutano a prevedere le probabilità di progressione. Le opzioni di cura tradizionali sono: fisioterapia, l’uso di un corsetto toracico, chirurgia. Lo svantaggio dei corsetti è quello di ridurre i movimenti del paziente. La chirurgia è di solito indicata per curvature che hanno una elevata probabilità di progressione, generalmente con curvature superiori a 45-50 gradi. Il dottore potrà anche prescrivere dell’esercizio fisico adatto o delle elettrostimolazioni selettive.
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Friday, February 24th 2012

8:18 AM

Sciatica

Che cos’è?

La sciatica è la nevralgia più importante degli arti inferiori, che può essere di natura infiammatoria, (nevrite dello sciatico) oppure può dipendere da un’artrosi lombosacrale o da un’ernia del disco che comprime il nervo. Lo sciatico è un grosso nervo, il più grosso del corpo umano ( all’origine ha un diametro uguale a quello del pollice di una persona adulta) ed anche il più lungo: parte dalle ultime vertebre lombari, appena al di sopra dell’osso sacro, attraversa il bacino e percorre tutta la faccia posteriore della coscia e la gamba, per finire al tallone. Qui il nervo arriva quasi filiforme. Essendosi ramificato in tutto l’arto inferiore.

Le cause?

Una causa della sciatica è l’infiammazione del nervo, oppure, la scarsità di alcune vitamine indispensabili per il perfetto funzionamento del sistema nervoso. Un’altra causa può essere la fuoriuscita della propria sede di un disco intervertebrale che va a comprimere una radice nervosa, che riducendo lo spazio di fuoriuscita del nervo sciatico lo irrita e crea attrito.

Il nervo sciatico può essere irritato anche in presenza di un tumore. In questo caso, la zona di compressione può essere localizzata al di fuori del canale vertebrale, nella zona pelvica, glutea o lungo tutta la gamba. Anche durante la gravidanza può manifestarsi una compressione del nervo sciatico causata dall’utero, dovuta al peso del feto o alla postura che si viene ad adattare in questa condizione.

Sintomi

I sintomi, più frequenti,  lancinanti o insorti spontaneamente della sciatica, sono: i dolori lombari che si irradiano dalla natica fino a raggiungere l’alluce, percorrendo quindi tutta la gamba compresa la fascia posteriore della coscia e il polpaccio.

Sono presenti due tipi di riscontri per la diagnosi di questa malattia: l’esame clinico e l’esame diagnostico. Il primo, si effettua quando i sintomi risalgono ad al massimo qualche settimana. Il medico percorrerà tutto il decorso del nervo sciatico con alcune manovre così da accentuare il dolore. L’esame diagnostico, invece, viene effettuato dopo un mese e la risposta alla terapia prescritta dal medico non è efficace. Si passa quindi alla radiografia del rachide lombo sacrale, l’elettromiografia e neurografia a risonanza magnetica.

Come si cura?

Il primo dubbio che ogni medico deve risolvere è soprattutto se il dolore al nervo sciatico è l’espressione di un processo morboso più importante ( come le compressioni da tumore) oppure se è una sofferenza a sé stante. In ogni caso, però, il medico cercherà di far calmare prima di tutto il dolore prescrivendo degli antidolorifici, analgesici e miorilassanti. Nonostante l’energica azione degli analgesici, a volte ogni tentativo per calmare il dolore è inutile. Il trattamento farmacologico sarà accompagnato da manovre di fisioterapia e massaggi per rilassare il muscolo in modo da ridurre la compressione.

Se la compressione è determinata da ernia del disco o da un tumore, l’unica terapia valida. Anche per il dolore, è l’intervento chirurgico.
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Friday, February 24th 2012

8:15 AM

Rinite allergica

La rinite allergica, comunemente detta raffreddore da fieno o raffreddore allergico è una patologia che infiamma la mucosa nasale provocando starnuti, fastidio al naso, secrezioni di muco, ostruzione nasale, cefalea, prurito, congiuntivite e prurito agli occhi. La rinite allergica è causata dalla presenza di un allergene, ovvero una sostanza a cui il corpo reagisce con intolleranza.

Il 20 % della popolazione mondiale risulta soffrire di rinite allergica. Alcuni ne soffrono con periodicità stagionale, altri tutto l’anno. La remissione a la riacutizzazione dipende dal tipo di allergene. Chi è allergico a pollini di alcune piante può soffrire particolarmente nei momenti della fioritura. Chi invece è allergico a sostanze chimiche, peli di animali, funghi o acari da polvere, può soffrire anche tutto l’anno. La diagnosi per comprovare a cosa si è allergici si effettua con un test mediante l’applicazione da parte di un medico di vari allergeni nel braccio, dove si arrossa indica che si è allergici alla sostanza.

In casi di rinite allergica il medico ci consiglierà prima di tutto l’allontanamento dall’allergene. Nel caso di allergia ad acari questo può significare disfarsi di tappeti, tendaggi e oggetti che raccolgono polvere. Nel caso di allergia al pelo di animali la cosa migliore è non tenerli in casa, specialmente in camera da letto. Nel caso di allergia ai pollini è bene evitare i parchi, specie in periodi ventosi. Se si va fuori è bene lavare i vestiti affinché non restino i pollini attaccati, dopo di che stenderli in casa, non all’esterno.

Dopo di che il medico prescriverà farmaci antistaminici e corticosteroidi, magari sotto forma di spray nasali o pasticche. Oggi è molto in uso anche la terapia dell’immunoterapia, solitamente somministrata mediante farmaci sublinguali. Questa cura è volta ad abituare il corpo all’allergene incitandolo a sviluppare una risposta anticorpale adeguata. La cura dura circa due anni. La somministrazione di questi tipi di farmaci per via endovenosa va operata da un medico, visto che possono aver luogo anche pericolose reazioni allergiche. Con le gocce sublinguali invece l’assunzione è domestica.
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Friday, January 27th 2012

6:14 AM

Shock

Lo shock è lo stato di alterazione del metabolismo cellulare accompagnato da un calo della pressione sanguigna.

Diverse sono le tipologie di shock a seconda della causa scatenante.

- Shock emorragico: causato da un’ingente perdita di sangue;
- Shock traumatico: causato da un grande trauma;
- Shock operatorio: causato da lunghi o delicati interventi chirurgici;
- Shock da assideramento: causato dalla sottoposizione a basse temperature per un periodo prolungato;
- Shock da ustione;
- Shock da disidratazione: causato dalla mancanza di liquidi nell’organismo;
- Shock da trasfusione: causato da trasfusioni di sangue incompatibile;
- Shock anafilattico: causato dal contatto con una sostanza intollerata dal soggetto in questione.

Ci sono anche altre cause specifiche di shock, in particolare il realizzarsi di alterazioni del sistema circolatorio e del corretto funzionamento del cuore, come l’infarto o l’embolia.

I sintomi  seguono generalmente una successione divisa in tre fasi:
- Stato di pre-shock: viso pallido, sudori freddi e battito cardiaco disordinato;
- Stato di shock moderato: colore cianotico e irrequietezza del soggetto;
- Stato di shock severo: difficoltà respiratorie, il cuore batte in modo sempre più scoordinato, sensazione di sonnolenza e di confusione mentale.

A queste fasi può seguirne una di reazione, in cui lentamente l’organismo torna alla normalità.

Di fronte a un soggetto sotto shock è importantissimo l’intervento di pronto soccorso.

Se cosciente bisogna posizionarlo a schiena in giù con le gambe più in alto rispetto al resto del corpo per favorire l’afflusso di sangue; se invece è privo di sensi deve essere coricato su di un lato. Per mantenere una temperatura corporea adeguata è utile coprire il soggetto con una coperta, e che il soggetto non indossi abiti troppo stretti che potrebbero ostacolare ulteriormente la normale circolazione sanguigna. Dopo questa fase di primo soccorso è fondamentale un medico per ricerche più approfondite ed eventuali cure specifiche. Se invece è riscontrabile una causa scatenante come un' emorragia, sarà necessario risolvere questa causa.

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Friday, January 27th 2012

6:09 AM

Sciatica

Per sciatica si intende un gruppo di sintomi che agiscono sul nervo sciatico, il più grande dei nervi periferici del corpo. Si forma nel segmento inferiore del midollo spinale, passa dietro alle articolazioni dell'anca, e prosegue lungo la parte posteriore delle cosce.

Due sono le funzioni di questo nervo: inviare informazioni dal cervello alle gambe e  inviare messaggi sensoriali dalla parte inferiore del corpo verso la testa. Quando il nervo sciatico non funziona bene abbiamo a che fare con un infortunio o nervo compresso, che presto diventa una sciatica.

Dolore lombare, alla parte bassa della schiena, le natiche, le varie parti delle gambe e dei piedi, intorpidimento, formicolio e debolezza nelle gambe, glutei e cosce sono i principali sintomi.

Si manifesta spesso nei casi di gravidanza avanzata, causata dalla compressione continua dell’utero sul nervo sciatico, per la tensione muscolare e la compressione vertebrale dovuta al peso del feto.
Un' altra causa è rappresentata dal tumore, con la particolarità che la zona di compressione può anche essere localizzata al di fuori del canale vertebrale, nella regione glutea o pelvica o lungo tutto il decorso del nervo.
É raro riscontrare la comparsa di sciatalgia in seguito ad un'infiammazione dovuta a cause tossiche o metaboliche.

La cura varia a seconda dell'entità del disturbo e può prevedere:

- La prescrizione di riposo associato a somministrazione di analgesici e miorilassanti;
- Nei casi più gravi oltre ai farmaci è bene associare anche manovre di fisioterapia;
- Iniezioni epidurali di cortisonici (antiinfiammatori) eventualmente associati ad antidolorifici nei casi più gravi;

L’intervento chirurgico è preferibile soprattutto nei casi di ernia del disco.

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